Il conflitto è prima di tutto un confronto tra opinioni divergenti. Non è detto che questo sia un male assoluto da evitare. Attraverso il confronto si apprende e si cresce, senza la possibilità di confrontarci con qualcosa o qualcuno differente da noi non avremmo mai l’opportunità di acquisire nuova conoscenza. A volte però il conflitto si trasforma e cessa di essere un momento di confronto, diventa vera e propria guerra dalla quale si vuole uscire vincitori. Vincere significa che l’altro deve perdere, ma chi perde cercherà la rivincita trascinandoci in un nuovo conflitto nel quale potremmo non essere più vincitori. In questo circolo vizioso spesso si perde di vista il motivo originario del contendere e si confligge per la gratificazione che si ricava dal vedere l’altro soccombere.

La Mediazione introduce un elemento nuovo nel conflitto: il Mediatore, che non è un Giudice ne’ un Arbitro. Potremmo definire il Mediatore un facilitatore della comunicazione, un professionista che aiuta i contendenti a ritrovare modalità comunicative utili a risolvere invece che vincere o perdere.

Quando i "contendenti" sono due genitori diventa indispensabile che la comunicazione sia meno conflittuale e più centrata sui figli.

 

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